Roberto Parisi

presenta

Fabbriche d’Italia. L’architettura industriale dall’Unità alla fine del Secolo breve

Sabato 24 novembre ore 11:00
SAGGISTICA
Unesco Visitor Centre Crespi d’Adda
Corso Manzoni 18

ACCESSO LIBERO – PRENOTAZIONE NON RICHIESTA

Parte integrante di un programma di ricerca a lungo termine, che affonda le radici nei primi studi condotti dall’autore durante la formazione universitaria e matura, a distanza di circa un ventennio, quasi in concomitanza con il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia e soprattutto con il Big Crash del nuovo millennio, Fabbriche d’Italia è un volume accolto dalla critica storiografica più avvertita come un contributo significativo ad un argomento che fino ad allora aveva trovato poche risposte di tipo sistematico.
L’obiettivo principale di questo lavoro di ricerca non è stato infatti quello di restituire un repertorio crono-tipologico delle principali architetture industriali realizzate in Italia, né quello di delineare un quadro esaustivo delle genealogie professionali generalmente costruite, sul binomio “progettista-committente”, intorno ad alcune figure chiave di capitani d’industria o di architetti, ma principalmente, attraverso l’esame critico di alcuni casi-studio, di individuare elementi utili per indagare la fabbrica come uno spazio fisico dove uomini e macchine hanno interagito per produrre merci e beni; come prodotto edilizio nel quale ingegneri, architetti, imprenditori e costruttori hanno investito le proprie risorse materiali e immateriali; come un laboratorio permanente dove si sono sperimentati dispositivi di controllo fisico e mentale dell’ambiente antropico, strategie di ottimizzazione dei modi di produzione, idee per nuove prospettive di benessere sociale; come luogo di confronto o di conflitto tra interessi e competenze sul piano tecnico-scientifico, imprenditoriale e politico-istituzionale.
Tenendo conto della natura molto poco omogenea delle fonti storiche disponibili e della forte caratterizzazione regionale degli studi pregressi, l’autore ha inteso ampliare quanto più possibile il quadro dei riferimenti storiografici utili per articolare il tema dell’architettura della fabbrica come una chiave di lettura privilegiata della storia dell’Italia industriale.
Secondo una scansione di volta in volta cronologica o tematica, il volume si articola in tre capitoli e una conclusione. Nel primo capitolo (L’edilizia industriale in Italia. Un profilo storiografico) si dà conto della vasta letteratura di riferimento e di una tradizione storiografica troppo a lungo ancorata al paradigma del cosiddetto «funzionalismo utilitario» e al mito della «fabbrica d’autore», che solo a partire dagli anni sessanta del Novecento comincia gradualmente a emanciparsi da tare ideologiche a favore di un approccio più attento alle trasformazioni del territorio e alle implicazioni sociali e politiche della progettazione architettonica per l’industria.
Il secondo capitolo (Nel lungo Ottocento. Architetti, politecnici e capitani d’industria) offre un’ampia panoramica delle esperienze architettoniche condotte in Italia dall’Unità alla Grande Guerra. Muovendo dalle sperimentazioni che caratterizzarono, per alcune filiere merceologiche, la fase prodromica della protoindustria in età preunitaria, il percorso dalla “fabbrica alta” di Schio al Lingotto di Torino apre orizzonti tematici fino ad allora ancora poco esplorati, focalizzando l’attenzione sul lento passaggio dalla figura del «millwright» a quella dell’«ingegnere di produzione», sul ruolo dell’architecte-entrepreneur, sui voyages d’instruction volti alla scoperta della modernità attraverso le fabbriche (l’altro Grand Tour), sul graduale ingresso della voce “architettura” nei bilanci delle imprese, sulla nascita degli house organ e sull’importanza della fotografia nelle strategie di promozione aziendale dell’architettura industriale.

Il terzo capitolo (Dalla catena all’Ute. L’architettura per l’industria nel secolo del lavoro) e le conclusioni (Alla fine, oltre la fabbrica: architettura e lean production) ripercorrono il lungo e tortuoso processo di assimilazione dei principi tayloristici sull’organizzazione scientifica del lavoro fino alla fine della stagione fordista e al successivo passaggio all’alta automazione e alle strategie logistiche del «just in time» introdotte con il Toyotismo. In quest’ultima parte del volume, l’attenzione dell’autore è rivolta ad approfondire, attraverso i principali caposaldi della storia dell’architettura industriale italiana e le principali politiche di piano promosse nel corso del secondo Novecento, l’evoluzione del rapporto di lungo periodo tra fabbrica e territorio e i numerosi tentativi di affrancare l’immagine dell’architetto dal ruolo, subalterno all’ingegnere, di mero decoratore e di progettista del solo involucro architettonico o di strutture ausiliare alla produzione.
Come è stato evidenziato (Serafini, 2015), il dibattito che l’autore documenta intercetta una pluralità di temi che vanno dalla città corporativa di Adriano Olivetti al ruralismo antiurbano delle città pontine; dall’urbanistica coloniale dell’Africa orientale alle istanze democratiche del secondo dopoguerra, dall’ampliamento razionalista della fabbrica di Ivrea al villaggio la Martella in Basilicata; dall’avvio dei lavori a Mirafiori alla fabbrica verde di Pozzuoli, dall’autostrada del Sole al «packaging ISO», metafora moderna di un modo di produrre dove l’imballaggio non è solo l’involucro ma anche la «buccia», che si identifica col contenuto e si coniuga con l’usine verte per proporre un’immagine ecologica dell’industria, come luogo apparentemente pacifico di interrelazione tra uomo, ambiente e macchina.

ROBERTO PARISI
Roberto Parisi (1962), storico dell’architettura, è professore ordinario presso l’Università degli Studi del Molise, dove svolge attività didattica e di ricerca negli ambiti della storia dell’architettura di età moderna e contemporanea, della storia urbana e del patrimonio industriale.
Visiting Professor presso l’Università di Marsiglia-Aix en Provence e la Maison Méditerranéenne des Sciences de l’Homme, ha insegnato presso le università di Napoli, Padova e Roma e ha curato mostre e progetti di collaborazione scientifica con istituzioni e centri di ricerca in Italia e all’estero (Francia, Spagna, Brasile).
Attualmente è Coordinatore del Comitato Scientifico Nazionale “Patrimonio Industriale” di ICOMOS Italia, Presidente di RESpro (Rete di storici per i paesaggi della produzione) e membro del Comitato Scientifico Internazionale di CIRICE (Centro Interdipartimentale di Ricerca sull’Iconografia della Città Europea). È direttore della rivista “OS. Opificio della Storia” e fa parte degli organi editoriali delle riviste “Eikonocity”, “Studi e ricerche di storia dell’architettura” e “Glocale”.
Tra i suoi principali contributi sulla storia dell’architettura industriale e dei paesaggi della produzione si segnalano la mostra itinerante Percorsi del patrimonio industriale in Italia/Routes through the Italian industrial Heritage, inaugurata a Terni (sett. 2006) in seno al XIII congresso internazionale del TICCIH (Committee for the Conservation of the Industrial Heritage) e riallestita a Torino nel 2008 in occasione del XXIII World Congress of Architecture (Torino, Lingotto, giugno-luglio 2008) e le seguenti pubblicazioni: L’Impresa del Fucino. Architettura delle acque e trasformazione ambientale nell’età dell’industrializzazione, (Edizioni Athena 1996); Lo spazio della produzione. Napoli: la periferia orientale (Edizioni Athena 1998); Fabbriche d’Italia. L’architettura industriale dall’Unità alla fine del Secolo breve (FrancoAngeli 2011); L’archeologia industriale in Italia. Storie e storiografia, 1978-2008 (FrancoAngeli 2012); Paesaggi italiani della protoindustria. Luoghi e processi della produzione dalla storia al recupero (Carocci 2018), La Carta di Nizhny Tagil e la tutela del patrimonio industriale in Italia (Rubbettino 2021); Silos. Paesaggi dell’abbondanza, depositi di memorie, monografico di OS. Opificio della Storia (4/2023); Nucleare. Dall’era atomica alla primavera dell’ecologia, monografico di OS. Opificio della Storia (6/2025).
Ha ottenuto una menzione speciale nel 2014 (Premio Città di Terni “Gino Papuli”), per il volume Fabbriche d’Italia. L’architettura industriale dall’Unità alla fine del Secolo breve (2011), e nel 2022 (Premio “Treccani”) per il miglior saggio pubblicato sulla rivista “Storia Urbana” nel biennio 2020-21.

 

Vivi il Festival: partecipa alla presentazione e prenota un tour guidato!