Enrico Gusella *** EVENTO ANNULLATO ***

presenta

Sull’odio e le ostilità. Storie e frammenti

Domenica 7 dicembre 2025 ore 16:00
SAGGISTICA
Unesco Visitor Centre Crespi d’Adda
Corso Manzoni 18

ACCESSO LIBERO – PRENOTAZIONE NON RICHIESTA

Il libro “Sull’odio e le ostilità. Storie e frammenti” è un racconto drammatico sulle violenze e i maltrattamenti alle persone, ai lavoratori nei posti di lavoro.
Il volume affronta nello specifico il fenomeno del “mobbing”, un grave e squallido reato che si perpetua ai danni del lavoratore e quindi della persona, con danni irreversibili che segneranno l’individuo per tutta la propria esistenza.
Come ricorda nel testo introduttivo al volume Laura Nota – professoressa ordinaria presso il Dipartimento FISPPA dell’Università di Padova e direttrice del Corso di perfezionamento “Raccontare la verità. Come informare promuovendo una società inclusiva”, da cui prende forma il libro di Gusella – “Con questo volume l’autore ci prende per mano e ci conduce, inizialmente, nei meandri delle miserie umane, dell’odio, dell’ostilità, delle modalità utilizzate per infliggere, spesso deliberatamente, sofferenza, male; un viaggio nella banalità del male, direbbe Arendt.
I frammenti sono significativi e forti, vanno al cuore di ferite, delle loro conseguenze, di cinismo e cattiveria. Si legge di mezzi con cui esercitare il potere di opprimere, di far sperimentare discriminazione, violenza, esclusione, azioni asimmetriche tese ad impedire la partecipazione, a fiaccare la resistenza, a creare dominazione e subordinazione. Si sente la volontà di annientare le voci degli altri, di far interiorizzare un senso di inferiorità e impotenza, di far percepire mancanza di possibilità, di produrre torsioni verso la conformità e l’obbedienza.
Emerge un volto cinico dei rapporti umani; il cinismo è al centro, e con esso l’agire a vantaggio
del solo interesse personale, per massimizzare i vantaggi e i guadagni. Sembra emergere l’idea che esso è l’unico modo oggi per stabilire relazioni con gli altri. E qui cadiamo in una trappola, perché come ben traspare, leggendo con attenzione, si innesca un circolo vizioso da cui risalta il cinismo per chi lo agisce, e si associa via via a peggiori condizioni di salute, a prestazioni di minori qualità, alla riduzione di una vita sociale capace di infondere benessere.
Il cinismo non è manifestazione di intelligenza, è la chiara espressione della mancanza di visione, dell’arresto della ragione. Creare ambienti freddi, ostili, poco attenti a dare spazio all’eterogeneità, protesi a trattare con odio le persone, ad agire in base a stereotipi ai quali si associa un incremento del cinismo stesso e un disingaggio, insieme a sentimenti di alienazione. Si aumenta così il freddo.
Come si può lavorare e vivere, … perché lavorare è vivere, è relazione, è cognizione ma è anche emozione, è mente e cuore, … in ambienti così? Come si può investire, progettare, creare, innovare? Non è possibile; è il fallimento sociale.
Le sensazioni negative, il senso di impotenza, la rassegnazione, il chiudersi, tendono anche a produrre silenzio, il ‘guardare dall’altra parte’, e quindi la complicità, e quindi la partecipazione di tanti della maggioranza, ai mali inferti, che non fanno altro che mantenere lo status quo.
Enrico Gusella ci conduce lentamente a pensare che dobbiamo proteggerci da un presente così pesante, che non possiamo consentire quanto sta accadendo, l’infelicità e la negatività che tutto questo comporta; ci stimola a riappropriarci della nostra capacità di indignarci e reagire.
E così prende per mano ancora i lettori e le lettrici per proseguire il viaggio: ora nella via del
cambiamento ci spinge a immaginare traiettorie nuove, nel rispetto dei diritti, dell’equità, della dignità, a dipingere contesti che siano capaci di valorizzare le persone, di mettere al centro l’inclusione. E la sua passione per tutto questo prende il sopravvento, e sempre con il linguaggio dei frammenti, delle immagini, invita chi legge a pensare diversamente.
E la forza di questo trabocca dal dare voce a chi è stata tolta, a chi ha subito di più, a chi è stato messo a margini, a chi soffre, ‘rompendo’ il muro del silenzio, per creare ponti e nuovi slanci. E il viaggio assume un sapore diverso, si apre lo sguardo su un mondo alternativo, dove l’inclusione si co-costruisce con traiettorie eterogenee, multiple, ma al tempo stesso incisive, etiche, dense di valore. Si sente la necessità di promuovere nuove mentalità, sistemi di credenze, atteggiamenti, visioni, quali passaggi fondamentali per una crescita trasformativa e reali sviluppi inclusivi e sostenibili, democratici, in presenza di forze che tendono a conservare le iniquità esistenti, anziché promuovere un ben agire, un ben educare, un ben lavorare e di un ben ricercare. E finalmente possiamo iniziare a pensare che non si debba più continuare nella via descritta all’inizio. E si torna a respirare, a immaginare nuovi scenari, a sentire l’energia vitale, a riappropriarci della nostra umanità”.

Il percorso narrativo si snoda dalla metafora della porta e degli specchi come un segno dell’Io e di apertura agli Altri, alla vita contro la morte, per poi trattare delle violenze e delle ostilità nei luoghi di lavoro, alle forme più violente di mobbing che implicano umiliazioni, vessazioni, aggressioni, insulti, e quanto concorre all’annientamento della persona e del lavoratore.
Gusella si concentra anche sul concetto di “soglia”, su lutto, dolore e sofferenza, su patimenti e umiliazioni. E nelle “storie” che ruotano attorno al mobbing rappresenta gli accadimenti e le vicende di sofferenze, cinismi e violenze, con analogie forti come quelle presenti a Xinjiang, nei gulag cinesi, o in Venezuela, e in molte altre città, dove molte “anime sono morte in campi, reparti e stanze isolate – sono “le stanze dell’odio o della morte”, nelle quali vengono segregate le vittime di mobbing.
Ma è nel capitolo “nell’odio: linguaggi e pratiche dell’ostilità” che si respira e si entra dentro le violenze del mobbing. Di odiatori e odiatrici che lo praticano in maniera cinica e violenta, nel linguaggio, nella forma e nell’espressività. Una vera e propria rassegna di “figure” orribili, mostruose e violente, perché il mobbing è tutto questo ma molto altro ancora circa le pratiche che riguardano le dinamiche e i comportamenti, il “branco” e i propugnatori delle ostilità nei luoghi di lavoro.
Ed in questa prospettiva vengono richiamati all’attenzione del lettore gli articoli della Costituzione italiana, come l’articolo 3 che recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità, sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (Art. 3 della Costituzione Italiana). Un articolo della Costituzione italiana che sarebbe bene e opportuno memorizzare, quale principio fondamentale dello sviluppo democratico di una comunità e di un Paese, ma anche quale valore etico, morale e sociale di tutti gli “attori sociali” che concorrono alla nascita, crescita e sviluppo di una società. Ma è questo un articolo non sempre rispettato, e a volte anche violato nei suoi primari contenuti e significati. E allo stesso modo, si ricorda la definizione di “hate speech” (incitamento all’odio), enunciata dalla Commissione Europea contro il razzismo e l’intolleranza nel Consiglio d’Europa (ECRI) datata 21 marzo 2016: “L’istigazione, la promozione, e l’incitamento alla denigrazione, all’odio e alla diffamazione di una persona o di un gruppo di persone, o il fatto di sottoporre a soprusi, molestie, insulti, stereotipi negativi, comprende varie forme di espressione, fondata su una serie di motivi, quali la “razza”, il colore, la lingua, la religione o le convinzioni, la nazionalità o l’origine nazionale o etnica, nonché l’ascendenza, l’età, la disabilità, il sesso, l’identità di genere, l’orientamento sessuale e ogni altra caratteristica o situazione personale” (Commissione Europea contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa (ECRI), 21 marzo 2016) . Così “sull’odio e le ostilità” ripercorre la vita di uomini e donne, di lavoratori e lavoratrici, di funzionari e impiegati, tesi a difendere una dignità, la loro ma anche la nostra, ovvero di chi non si vuole riconoscere nelle sottoculture del lavoro, nell’assenza di leardership etiche e cerca invece di dare senso e significato alla vita delle persone, soprattutto nel posto di lavoro, per una possibile e concreta realizzazione personale, verso il significato di una vita reale.
E la narrazione di fatti e accadimenti, l’analisi di pratiche e comportamenti è una delle modalità tese a contrastare e a prevenire, in parte, discriminazioni e disuguaglianze, abusi e violenze a cui spesso assistiamo con indifferenza nelle comunità e nei luoghi di lavoro in cui viviamo.
Gusella ha raccolto i “frammenti” di Marco, Sara, Maria Grazia, Valerio, e molti altri ancora, ma l’impegno civile e umano deve coinvolgere quanti più possibili “attori sociali”, cittadini e cittadine che credono in una comunità attenta alla persona, in cui la persona viene posta al “centro”, al centro della vita.

ENRICO GUSELLA
Enrico Gusella (Padova, 1962), laureato in D.A.M.S. – indirizzo Arti Visive – all’Università degli Studi di Bologna.
Master interuniversitario in CUDIRIM – Cultura e Diritto delle Immagini – all’Università degli Studi di Firenze.
Critico e storico delle arti si è perfezionato in “La circolazione dell’opera d’arte: tra cultura, tutela e investimento” all’Università degli Studi di Brescia (Dipartimento di Giurisprudenza). Si è perfezionato in Sociologia Visuale, Filosofia Estetica, Psicologia Analitica e Critica d’Arte all’Università degli Studi di Milano. Specializzato in “Raccontare la verità. Come informare promuovendo una società inclusiva”, istituito da Università degli Studi di Padova e Federazione nazionale Stampa italiana. Specializzato in “Etica Pubblica” all’Università degli Studi di Trieste.
È stato professore a contratto per l’insegnamento di “Storia della Fotografia e delle Arti visive” all’Università Ca’ Foscari di Venezia; cultore della materia per l’insegnamento di “Storia dell’Arte moderna” all’Università di Verona; borsista per seminari di specializzazione di Estetica, Giornalismo e Antropologia all’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e al Centro Internazionale di Semiotica e Linguistica dell’Università di Urbino.
È membro del “LISaV” – Laboratorio Internazionale di Semiotica a Venezia.
Funzionario culturale nella Pubblica Amministrazione, nel corso degli anni ha curato oltre 200 mostre fotografiche tra cui: Mimmo Jodice; Eugene Smith; Tina Modotti; Gianni Berengo Gardin; Vittorio Storaro; Dieci fotografi d’oro; Mario Giacomelli; Giovanni Chiaramonte; Buby Durini for Joseph Beuys; Douglas Kirkland; Passaggi a Nord Est; Ricordando Krzysztof Kieslowski, e ha ideato numerosi convegni sulle arti visive tra cui Il
Fotogiornalismo contemporaneo; Dell’imperfezione; Del Senso; La Camera oscura. Storia ed estetica della fotografia; Wim Wenders. L’occhio in movimento.
Autore di testi, ha curato e ideato numerose pubblicazioni tra cui: Elio Ciol. L’incanto della visione; Dieci fotografi d’oro: Mimmo Jodice, Gianni Berengo Gardin, Mario Giacomelli, Joseph Beuys, Giovanni Chiaramonte, Douglas Kirkland, Vittorio Storaro. Autore del libro “Sulla fotografia e oltre” (Allemandi & C.,
2014; Silvana Editoriale, 2020).
Si occupa di Storia e critica delle arti, Poetiche del paesaggio, Diritti Umani, Organizzazioni e culture della Pubblica Amministrazione. È giornalista/pubblicista, già collaboratore de “Il Sole 24 Ore”, “La Repubblica/Napoli”, “Il mattino di Padova”, “L’Adige”, “Il Giornale di Vicenza” e “L’Arena”.

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